giovedì 21 gennaio 2021

Salva la briciola...

...ma butta la pagnotta.

In questo periodo mi sembra di assistere a una dilagante corsa al recupero. Ma ne vale davvero la pena?

Io recupero praticamente tutto, e mi sembra che ne valga la pena.

In questo periodo per esempio, dopo aver collezionato tanti ombrelli rotti, sto cucendo tantissime borse con il tessuto recuperato.

Molte le uso io, alcune le do a parenti e amici.  Non contando tutto il lavoro che serve, perché lo considero un hobby, direi che ne vale la pena. I materiali aggiuntivi sono: striscette per imbottire e rendere confortevoli i manici, (materiale recuperato), il filo per le cuciture (che acquisto solo se a prezzo irrisorio o a volte ricevo in regalo) e l'elettricità per far funzionare la macchina per cucire. Direi che non c'è un grande spreco di risorse, e questi sacchetti sono riutilizzabili migliaia di volte. 

Nella foto uno dei 4 sacchetti, due grandi e due piccoli, ricavati dall'ombrellone.

Quindi: cosa mi lascia perplessa? Perché io posso reciclare e gli altri no? Proliferano in rete molte ragazze creative che trasformano per esempio le mascherine usate in decorazioni per i capelli o custodie per gli occhiali, o i barattoli dello yogurt in soprammobili. Per farlo ci aggiungono un'infinità di decorazioni, tipo perline, nastrini, pizzi, corde, lustrini... usano colla a caldo, solventi per togliere le scritte, eccetera, ottenendo dei manufatti anche graziosi, ma che poi non verranno utilizzati. Ci sarà mai qualcuno che userà un porta occhiali fatto con una mascherina anti covid usata? Soprattutto considerando che gli ottici forniscono assieme agli occhiali delle pratiche e protettive custodie rigide?

E chi esporrebbe in salotto un accrocchio di plastica e lustrini? 

Sono oggetti che possono essere esposti in una mostra che elogi la creatività, ma secondo me non hanno altra destinazione se non la spazzatura, in quantità doppia rispetto al rifiuto di partenza, e non differenziabile.


Un altro settore riguarda il recupero dell'acqua della pasta. 

Forse perché io cucino molto raramente la pasta, non sento l'urgenza di recuperarla. Un paio di litri di acqua salata si possono benissimo buttare nello scarico. Le stesse persone che la recuperano, magari fanno poi bollire altra acqua e sale da gettare nello scarico per tenerlo pulito.

In particolare l'acqua della pasta viene vaporizzata sulle foglie delle piante. A mio avviso è un'operazione dannosa. Già non andrebbe usata nemmeno l'acqua di rubinetto, bisognerebbe vaporizzare le piante con acqua demineralizzata per filtrazione. Se poi aggiungiamo l'amido, e nei casi peggiori anche il sale, non facciamo altro che condannare a morte le povere piante. Le piante respirano attraverso gli stomi, se ogni volta che cuciniamo la pasta le spruzziamo con una soluzione di acqua e amido cotto, che quando l'acqua evapora diventa una pellicola secca, come possono poi respirare?

Penso che ci siano altri modi per risparmiare acqua.

Tralascio altri tipi di suggerimenti che secondo me equivalgono ad insulti. Se inizio a parlarne mi adiro. Sono favorevole al recupero, ancor di più all'evitare di sprecare, ma con un po' di ragionamento.

8 commenti:

  1. Ho le seconda mia mascherina in tela che lavo regolarmente, la prima l'ho persa. Ho la fortuna di doverla usare non più di due o tre ore la settimana, consumo di mascherine poco più che zero.
    Il consumismo e l'USA&getta si sono estesi anche a quelle.

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    1. Sì, sei fortunato. Io ora metto mascherina doppia, non si sa mai...

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    2. Come fai a respirare!?

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    3. 😂 Respiro benissimo. Forse perché mi sono allenata molto durante i 20 anni di asma e rinite. Lì sì che non respiravo.
      una volta, per il troppo dolore ai muscoli intercostali e al diaframma, decisi di smettere. Mi avvicinai molto all'aldilà.
      Le mascherine sono uno scherzo, in confronto.
      Metto una mascherina chirurgica e una di tessuto. Prima la chirurgica la cucivo in mezzo a due o tre strati di stoffa, quindi averle separate non mi cambia molto.

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  2. ho sempre pensato che certi riutilizzi abbiano l'unico risultato di produrre altri rifiuti. a meno che si tratti di terapia occupazionale per disabili o didattica infantile tipo lavoretto della scuola infanzia ...

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    1. Vero! Avrei parlato volentieri dei tanti lavoretti che facevo con i bambini alla scuola dell'infanzia, ma mi ero già dilungata oltre l'accettabile.
      Anche lì usavo solo materiale regalato dai genitori o da ditte che non ne avevano più bisogno, e cercavo sempre di produrre oggetti che avessero un successivo utilizzo.
      Amatissima fu La casa dei mostri. Un'area di circa 2,5 per tre, che era la parte finale dell'aula del doposcuola, venne riempita da una grande quantità di fili di lana intrecciati tra di loro, dove i bambini si intrufolavano. La tenemmo per parecchio tempo, i bambini ne andavano matti.

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  3. Vero, il recupero è recupero, metterci cose nuove "sopra" ne vanifica il senso.

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Grazie per il tuo commento.

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